
Ciao Pallidoni,
stavolta non si sorride. Mi dispiace, ma le cose vanno anche così.
Tutti la vedevano, pochi la guardavano. Molti altri, invece, la guardavano senza vederla. Non so cosa fosse peggio. A lei, comunque, non sembrava pesare molto. O forse sì. Ad ogni modo, la Nunzia è andata via lo stesso. Nell'indifferenza, come aveva vissuto.
"La Prealpina" ha scritto due righe, gli altri nemmeno quelle. Io ne voglio aggiungere qualcuna, così, di getto. Senza busta né francobollo.
Ricordo bene quella sera dell’anno scorso.
Il cielo era limpido e stellato e la serata fresca nonostante fosse agosto.
Neppure il tempo di appoggiarmi al muro di fronte al Cavedio che sbucasti dal nulla, insieme alla tua borsetta di pelle consunta. Mi fissasti.
Eri incazzata col mondo intero.
«La prossima volta che piove, non venire più a suonarmi il campanello!»
Sorrisi e basta, quella sera non avevo proprio voglia di dedicarmi ai tuoi strilli sputacchiati.
Due secondi, forse meno, e mi mandasti a quel paese.
Fu per quel mio silenzio sbagliato, oggi lo so.
E dire che non mi avevano mai dato fastidio i racconti di quel tuo mondo fatto di viaggi in treno senza biglietto e senza meta, di capelli spettinati, di labbra dipinte, di caffè troppo dolci, di sorrisi sdentati, di unghie rosse di sopra e nere di sotto, di scarpe sformate, di vestiti che avresti regalato a chiunque, di domande e di risposte che avevano un senso solo per te.
Un senso unico.
Una strada senza uscita.
Eppure accadde, rimasi in silenzio.
E fu davvero un peccato.